Romeo Zeller Celso

Mi piace raccontare la storia di mio padre Romeo Zeller che era tenente del 'Tiroler Lander Schutze' insieme ad altri due fratelli, lo zio Ubaldo e lo zio Alfredo; si imbarcarono in una nave carbonara che li portò a Venezia dove da lì a Bologna arruolarono volontari nel esercito Italiano.
Naturalmente gli cambiarono il nome e da Romeo Zeller fu Renato Celso; se l'avessero preso gli Austriaci avrebbe fatto la fine di Nazario Sauro e Cesare Battisti.
Da mia nonna Ernesta, (che nascondeva in un baule la bandiera italiana), la polizia Austriaca passava ogni due settimane chiedendole dove erano andati a finire i suoi figli disertori. Mia nonna Ernesta e nonno Sigo affermavano che ignoravano dove fossero.
Lo zio Alfredo e mio padre scrissero una lettera ai loro genitori chiedendo perdono della loro fuga con espressioni incredibilmente commoventi verso i riguardi della Madre Patria. Allegherò copia di questa lettera.
Bologna, 4 Luglio 1915

Amati Genitori,
prima di partire per il fronte non trascuriamo di fissare brevemente il nostro pensiero e di tracciarlo su questo foglio:
il 28 del 9 dell'anno scorso fuggimmo da Trieste verso la Cara Visione e non potemmo neanche baciarvi; con oggi ci prepariamo al ritorno; possiate Voi aprirci le porte e vederci entrare furiosamente.
E, come in questo istante ci pare di avvertire la vostra cara presenza e il vostro consentimento, così fin dove si combatte ed aspetta il sublime momento che ci riunirà dopo tanti mesi di separazione angosciosa e ci farà finalmente contenti, migliori, come purificati, ci segua ed accompagni la vostra benedizione, il vostro pensiero perché il nostro ardore sia fermo e la nostra fede trovi conforto ed alimento.
Voi lo sapete che il nostro amore per Voi non potrebbe essere più grande; noi vi auguriamo tutto il bene che il nostro cuore sente e la nostra mente, può formulare alle nostre sorelle che l'avvenire sorrida ad esse come a noi in questi momenti sublimi sorride l'ideale della Patria, Otto, protetto e confidente nostro, di avere nella vita tutte le soddisfazioni che si merita, al caro Riccardo pure il premio di tante belle virtù che sono in lui.
L'ultima lettera di Ubaldo da Roma ci comunica le notizie contenute nella vostra cara lettera del 10 di questo mese ed apprendiamo che il caro papà, Riccardo ed Otto sono potuti rimanere salvi a Trieste, che state tutti bene e che avete ricevuto la nostra lettera e quella di Ubaldo fatta inoltrare dalla Svizzera.
Partiamo dunque più tranquilli e cercheremo di fare onore a Voi e a noi stessi per la gloria della nostra Trieste per il bene e la grandezza dell'Italia.
Vi baciamo fervidamente e con Voi mandiamo il pensiero di intimo affetto e di augurio a tutti i nostri cari indistintamente.
Vostri riconoscenti ed affezionati figli,
Alfredo e Romeo







Quando tornai a Trieste dopo la Liberazione, trovai a casa mia in Via Vignola 10, il timbro delle SS che erano venuti a prelevare i miei 24 ore, dopo che erano fuggiti a Venezia; la loro vita fu salva per 24 ore. Non altrettanto capitò a mio zio Ermanno e mia zia Celeste, deportati ad Auschwitz il 7/12/1943 e ivi gasati e uccisi l'11/12/1943, come documentato dal "Libro della Memoria."

Il primo mio pensiero fu di tornare a vedere i miei compagni di scuola della Scuola Ebraica, per sapere come e se erano tutti sopravissuti. In una serata sentii una ragazza cantare in ebraico con voce meravigliosa, per di più era anche carina. Chiesi a Nora Bolaffio:
“Ma chi è?”
“E’ la Ronci, non la conosci?” E me la presentò immediatamente.
Appresi dopo che anni prima mi aveva notato ma io non l’avevo avvertito. Credo che me ne innamorai subito.
Facevamo delle gite in bicicletta per fare i bagni a Miramare o a Sistiana, e una volta mi disse:
“Non credi che dovresti chiedere la mia mano a mio padre?”
Fu così che ufficialmente chiesi a nonno Srul e a nonna Janci la mano di Ronci e alla maniera Yiddish Srul mi disse:
“Va bene, vale una lira.”
E tirai fuori una lira.
Volli presentarla ai miei genitori e andai ai Bagni Excelsior con la mamma e le dissi:
“Guarda che bella ragazza!”
Scettica la mia mamma mi disse:
“A quell’età tutte le ragazze sono belle!”
La nonna Janci era una bravissima cuoca, a differenza di mia madre che era brava a fare solo le fugazzette, ci invitava settimanalmente a pranzo.







Inoltre:

Livio e suo padre nel 1972

Albero genealogico Zeller, Ara, Donner etc.

Idrogeno e setacci